IL CALCIO FEMMINILE, UNA QUESTIONE DI TECNICA E CULTURA.

Quando siamo piccole e piccoli ci raccontano delle storielle che diventano subito i più grandi stereotipi contro cui ci troveremo a lottare per tutta la nostra vita: rosa per le femminucce/azzurro per i maschietti e poi la danza per le bambine/il calcio per i bambini. Storielle che creano subito disuguaglianza e discriminazione. 

Mi sono sempre occupata di parità di genere in politica e nell’impresa, ma nel calcio mi mancava. E invece è arrivato anche questo “campo”: a gennaio sono stata eletta Responsabile Calcio Femminile del Comitato Regionale Abruzzo della Lega Nazionale Dilettanti e anche qui ho deciso di mettere tutto il mio impegno per andare oltre gli stereotipi e lavorare su una cultura del calcio che sia al contrario inclusiva, che faccia sentire alle bambine e alle ragazze di essere a casa, che faccia comprendere loro che il calcio è uno sport di e per tutte e tutti. In fondo a portare le bambine e i bambini su un campo di calcio sono gli stessi motivi: entusiasmo, passione, voglia di divertirsi e stare con gli altri, senso di libertà nel dare un calcio a un pallone, voglia di sentirsi parte di una squadra. È per questo che rispetto e uguaglianza sono contenuti chiave nel nostro progetto per il calcio femminile abruzzese per i prossimi 4 anni. 

La breccia culturale aperta dalle Ragazze Mondiali nel 2019 e la vittoria dell’Italfutsal (Calcio a 5) alla Freedom Cup nel 2020 hanno portato l’Italia e i suoi colori nel mondo, conquistando i cuori degli italiani e delle italiane, e avviando negli ultimi anni una nuova stagione per il movimento del calcio femminile. Solo qualche numero sul calcio a 11 femminile nel nostro Paese: nel 2019 le calciatrici tesserate in Italia erano circa 24 mila, con un incremento di squadre femminili nelle società dilettantistiche; Qs Sport ha stimato un incremento del +40% del numero di richieste di iscrizione presso le scuole calcio femminili (fonte: www.mentalfootball.it).

Una crescita quantitativa che negli anni è stata accompagnata da una crescita tecnico-agonistica continua delle calciatrici: le accusavano di gioco lento, poco avvincente e appassionante, ma credetemi ultimamente ho visto diverse partite della Serie A e vederle correre, giocare e segnare smentisce quelle critiche. 

Ma complice di questa crescita deve essere necessariamente un lavoro che incida e diffonda i principi e la bellezza del calcio femminile, una cultura fatta di tanti “passaggi”, tematiche e sensibilità, che nasce dai valori dello sport, valori base in cui chi ama il calcio si ritrova.

E poi il calcio femminile merita dirigenti preparati/e a ogni livello. La formazione e la conoscenza devono “investire” tutte le società, soprattutto quelle dilettantistiche che spesso vivono una vita sportiva – e non solo – di provincia. L’alimentazione, il tema del corpo, la prevenzione, il rispetto e l’uguaglianza, la comunicazione sono tematiche così vicine al ruolo della calciatrice che costituiscono il cuore di un sistema di formazione che va messo al centro di questa nuova cultura del calcio femminile. E solo dando a queste società gli strumenti giusti, potranno crescere.

Lo sport del calcio va letto anche come un grande strumento di empowerment delle bambine e delle ragazze: il sapere di poter portare avanti la passione per il proprio sport permette di andare oltre gli stereotipi, superare le discriminazioni, giocare e vincere in campo ma soprattutto nella vita. Di realizzare se stesse e i propri sogni, insomma. Il calcio ha un ruolo sociale che non dobbiamo dimenticare, anzi che dobbiamo rimettere al centro, come la palla su un campo da gioco prima del calcio d’inizio di una partita.

Nulla esiste se non viene nominato, poiché non entra nell’immaginario collettivo. È per questo che le storie del calcio femminile, quelle delle calciatrici, delle loro Società o delle scuole calcio, vanno raccontate, e poi raccontate, e raccontate ancora con l’obiettivo di dare un modello a cui guardare perché continuino a nascere nuovi futuri esempi. Dinamismo, benessere, positività e determinazione rappresentano questo calcio oggi, un calcio che dà role model, modelli di giovani donne, ambasciatrici dello sport praticato, appassionate e capaci, a cui possono ispirarsi le tante bambine che scelgono questo sport, preferendolo ad altri. 

Perché negli anni in cui finalmente il calcio femminile si avvia al professionismo – dal 2022 anche le calciatrici si vedranno contributi pagati e malattie riconosciute – le bambine devono sapere che in questo sport possono fare finalmente carriera.

A marzo sul palco di Sanremo una di loro, la bomber della Juventus e calciatrice della Nazionale, Cristiana Girelli, ha mandato un grande messaggio: 

“Dal Mondiale qualcosa è cambiato. A tutti quelli che mi chiedono cosa sia successo, rispondo che siamo un gruppo forte e unito che, quando ha deciso di andare in Francia, lo ha fatto non tanto per vincere, ma per mandare un messaggio socio-culturale ben preciso: d’ora in poi ci sono due nazionali da tifare, perché c’è anche quella femminile”.

Cristiana Girelli


Il mio obiettivo è creare anche in Abruzzo una nuova generazione di giovani calciatrici, perché il calcio femminile è la grande occasione che questo sistema ha perché tutto il calcio possa crescere e migliorarsi.


Articolo di Laura Tinari, Responsabile Calcio Femminile – L.N.D. Comitato Regionale Abruzzo. Immagine di Claudia Valentini.

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